La grande emigrazione degli italiani: 75 anni fa i rumeni consideravano gli italiani dei delinquenti e lottavano per fermarli alla frontiera.

Dopo aver raccontato dellesistenza di una bella comunità italiana nella zona dellOvest duella Romania, me è venuto in mente un articolo molto interessante che è stato pubblicato questanno in un giornale prestigioso rumeno. Andando a cercarlo visto che riguardava un periodo di storia, sono andata a cercare anche larticolo originale in italiano che troverete a un certo punto nellarticolo e che probabilmente già conoscete così ripassiamo insieme un altro pezzetto di storia che ci collega.

italiani Foto: La repubblica

Vediamo, quindi, come sono arrivati gli italiani in Romania secondo questi articoli.

Nella prima metà del secolo scorso, la Romania ha rappresentato una vera calamita per gli italiani.

Ci sono stati vari periodi di forte migrazione dall’Italia verso la Romania, tanto che nel 1935 in Romania sono stati registrati 60.000 cittadini italiani. L’ultima forte immigrazione è avvenuta nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale quando tantissime persone cercavano di rifugiarsi in Romania, cercando di allontanarsi dall’Italia che in quell’epoca era controllata da Mussolini.

La prima immigrazione considerevole degli italiani in Romania è stata notata all’inizio del XX secolo quando 12.000 cittadini italiani sono venuti a lavorare nel settore delle costruzioni. I lavoratori italiani hanno costruito in Romania vie, ponti, ferrovie, banche, scuole, chiese. La maggioranza è arrivata nelle seguenti zone di Romania: Transilvania, Bucovina, Banat (la regione per cui Timisoara è città di riferimento)  e Basarabia.

Praticamente facevano gli stessi lavori che i rumeni (alcuni) stanno facendo ancora oggi.

Il motivo principale è stato quello economico. Si sono fermati e hanno formato delle piccole comunità in diversi luoghi del paese. Si sono fermati lì dove hanno trovato un lavoro corrispondente alla loro propria preparazione e mestiere – come i rumeni oggi, e come tutti quelli che per varie motivi devono lasciare il proprio paese.

Comunque, la maggioranza di loro si trovano nelle grandi città. La comunità italiana più grande, che al tempo si trovava in Targoviste (Târgovishte) nel 1937, ha imposto a un certo momento la necessità di creare un’agenzia consolare italiana. In conformità con il censimento realizzato dal Ministero degli Affari Esterni d’Italia,  il numero di emigranti italiani in Romania era aumentato quasi 10 volte negli ultimi decenni, arrivando da 830 nel 1871 a più di 8000 nel 1901. Il fenomeno ha continuato anche dopo la Prima Guerra Mondiale – cosicché nel 1935 le statistiche mostravano non meno di 60.000 cittadini italiani nella bella e lontana Romania.

I mestieri degli immigranti italiani: costruttori e commercianti.

Gli italiani possono essere trovati nelle grande città come: Antreprenori, dove hanno partecipato alla costruzione di grandi edifici, a Bucarest, Ploiesti, Campulun-Muscel, Craiova, Galati, Suceava, Iasi, Sinaia, Timisoara, Targoviste, Pitesti, Sibiu, Brasov e altre. Hanno lavorato allo sviluppo dei ponti, delle vie, delle strade, delle linee ferroviarie, canali, fontane, chiese, monumenti funerari, banche e scuole come già detto.

Gli italiani andavano verso la Romania per cercare fortuna, offrendo le loro conoscenze, tra  le altre anche quelle di: proiezionisti, costruttori, carpentieri, minatori, o semplici operai nelle fabbriche rumene.

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Capolavori che sono rimasti come testimonianza nel tempo si ritrovano  nel mosaico dal Palazzo Cotroceni, l’Ospedale Coltea, la casa delle economie, e il gruppo militare di Bucarest, il ponte di Cernavoda, la via feroviaria Brasov-Bucarest, il Liceo Dinicu Golescu e la chiesa Flamanda – Campulung Muscel, le cattedrali da Craiova e Galati.

Una categoria più speciale all’interno della comunità italiana è costituita dai commercianti. Per loro, la Romania è stata in tutti i tempi un mercato di lavoro molto efficiente. Potevano essere trovati nel porto del Danubio e il Mare Nero. A Constanza – città portuale, con apertura al mare – nel porto Galati e Braila – dove esisteva una delle più grandi Borse di grano d’Europa – gli italiani hanno formato delle grandi comunità che esistono anche oggi. Prova della grandezza e  dell’importanza di queste comunità sta nel fatto che c’erano dei Consolati Italiani che hanno funzionato a Constanza, Galati e Braila e gli edifici dove s’incontravano i membri delle comunità chiamate “Casa Italia’’.

  • Quando gli italiani non erano benvenuti in Romania

 Un fenomeno interessante si è sviluppato nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale. Il Ministero degli Affari Interni d’Italia s’impegnava seriamente a fermare l’emigrazione dei propri cittadini in Romania. Un articolo che spiegava la situazione che avveniva nel 1942 si è pubblicato nel giornale italiano ,, La repubblica’’.

Ecco cosa diceva: ‘’…Quando i rumeni eravamo noi… E le cose andavano più o meno come oggi, solo a ruoli invertiti. Gli italiani andavano a Bucarest in cerca di fortuna, per lavorare come falegnami, nelle miniere o nelle fabbriche. Avevano un permesso di soggiorno in tasca, ma alla scadenza restavano oltre confine. Clandestini appunto. Come erano molti rumeni in Italia prima del loro ingresso nell’Unione Europea. Non graditi, come lo sono oggi che vengono guardati con rabbia e sospetto.
A metà del ‘900 non erano gli italiani a considerare i rumeni criminali, ma i rumeni a controllare le dogane per non essere invasi dagli italiani. I nostri connazionali creavano non pochi problemi: violenti, indisciplinati. La loro storia, fatta di stracci e pregiudizi, si è intrecciata con i tentativi italiani di evitare che gli indesiderabili lasciassero i confini nazionali e andassero a creare problemi alla dittatura amica del generale Ion Antonescu.’’ scrive Stefania Parmeggiani nel giornale La Repubblica.

Misure prese per il divieto della emigrazione italiana verso la Romania

La realtà di queste misure si basa su un documento scoperto negli archivi italiani. “Una lettera con il francobollo del Ministero Italiano degli Affari Interni fu mandata nel 28 agosto 1942 a tutte le questure della Polizia Italiana, d’Italia, ovviamente, al Ministero degli Affari Esteri, al Governo della Dalmazia, alla Direzione della Polizia di Zara e all’Alto Commissariato di Lubliana. L’ordine era molto preciso: fare il necessario perchè  i cittadini italiani non emigrassero in Romania’’ si afferma nell’articolo.

“La lega italiana di Bucarest annuncia che i cittadini italiani arrivati in Romania, con visto temporaneo, dopo la scadenza del permesso di soggiorno, non lasciano la Romania, provocando problemi con la polizia e l’autorità rumena a causa del loro comportamento e il loro abbigliamento non sempre esemplare, però anche per la loro partecipazione in attività ancora non chiare. Visto il numero crescente d’immigranti italiani in Romania si raccomanda che le richieste di viaggio all’estero siano attentamente valutate, specialmente per quanto riguarda il comportamento morale e le loro credenze politiche insieme ai motivi del viaggio. Solo le richieste che dimostrano un carattere imperativo e di assoluta necessità arrivano all’ufficio passaporti del Ministero degli Esteri’’ –  sostiene Carmine Senise, il capo della polizia italiana di quel periodo. Dopo un periodo, Mussolini ha vietato l’emigrazione della manodopera qualificata – cosa intelligente in parte – cosìcche gli immigranti italiani che potevano andare via erano soltanto quelli senza nessuna preparazione scolastica che alimentavano le rete d’immigrazione clandestina e che portavano in sè un rischio alzato di criminalità. L’ultimo censimento realizzato in Romania nell’anno 2011 indica una popolazione di 3.200 italiani nella Romania di oggi.

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Perciò, in quel periodo, come purtroppo capita anche oggi, non solo le persone brave lasciavano il paese – però senza differenza gli italiani che sono rimasti da noi come i rumeni che sono oggi in Italia hanno cercato quello che per varie ragioni a casa non riuscivano a fare – cioè svilupparsi, e lo hanno fatto così bene che hanno creato non solo delle forti comunità che esistono ancora oggi, ma anche un vita decente e degna, esattamente come hanno fatto i  rumeni in Italia, anche se sono visibilmente più numerosi.

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