Il volontariato cambia il mondo: da Aosta all’Africa con il presidente della ONLUS “Solidarietà Pace e Sviluppo” – Melinda Forcellati

Oggi parleremo di cooperazione allo sviluppo con una piccola intervista a Melinda Forcellati, professoressa di lingua italiana per stranieri e, tra le altre cose, anche collaboratrice di questo blog, cosa per cui la ringraziamo. Melinda è anche presidente di una onlus valdostana, “Solidarietà Pace e Sviluppo”, con cui, volontariamente, partecipa a progetti per promuovere la cultura e l’educazione nei paesi in via di sviluppo. Nelle prossime righe scopriremo di più sul suo ultimo viaggio in Africa, in Benin in particolare.

Perciò non dico più niente, lasciamo le domande e le foto che parlano da sole ☺

  1. Raccontaci alcune cose di te – da quanto tempo insegna e come sei arrivata ai progetti di cooperazione?

Le due cose sono collegate ma sono avvenute in tempi diversi. Mi sono laureata con una tesi relativa all’istruzione in Rwanda, dove mi sono recata per tre volte, poi ho cominciato ad insegnare nelle scuole valdostane che pian piano hanno ricevuto iscrizioni di alunni stranieri, provenienti da vari Paesi. Sono quindi vent’anni che insegno a stranieri giovani e adulti e trenta che mi occupo di progetti di cooperazione con la onlus “Solidarietà Pace e Sviluppo” di Saint-Pierre.

  1. Quali sono i principali progetti che hai in questo momento?

In questo momento seguo il progetto di cooperazione e sviluppo di una piccola associazione del Benin, “Ensemble pour grandir”, composta da donne e bambini che vivono e lavorano in un maquis (piccolo ristorante) a Ouidah.

  1. In cosa consisteva questo ultimo progetto a cui hai partecipato?

Questo progetto è una delle fasi di un intervento di cooperazione iniziato già da qualche anno grazie alla segnalazione di amici: le donne e i bambini del maquis si mantengono col loro lavoro e noi li aiutiamo con interventi indispensabili nel settore della sanità (l’acqua, per esempio) e dell’istruzione (libri e iscrizioni a scuola).

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  1. Si può vedere anche nelle foto che siete andati a regalare per davvero un po’ delle vostre conoscenze. Come ricevono le persone dell’Africa questi progetti, e cosa pensa che s’impara in questo scambio culturale alla fine, al di là della collaborazione scolastica diciamo, per cui si va lì?

Bella domanda….con le donne del maquis c’è amicizia e rispetto, prima di tutto. Noi non andiamo a dire loro cosa devono o non devono fare, tutto è concordato insieme, sono loro a dirci quali esigenze e problemi hanno e noi cerchiamo di intervenire con raccolte di fondi per soddisfare le loro esigenze. Da quando ho iniziato ad andare in Africa ho sempre e solo imparato: a loro ho insegnato sempre poco! Quello lo faccio già qui a scuola 😉

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  1. So che non è la prima volta che vai a fare queste esperienze, qual è la più bella di cui si ricorda?

Sembrerà un po’ retorico, ma indubbiamente la prima esperienza è quella più significativa, quella che lascia il segno: il primo viaggio in Rwanda nel 1986 è stato quello che mi ha fatto scoprire l’Africa, quella vera, più sconosciuta e più povera, ma anche quella che mi ha insegnato davvero tanto.

  1. Che cosa ti ha impressionato di più in tutti questi anni, da quando partecipi ai progetti di cooperazione?

Purtroppo la grande differenza tra il mondo occidentale e sviluppato e quello a sud  che sopravvive a stento ma con grande orgoglio. E’ uno sviluppo a forbice, ormai, e sembra impossibile arrestarlo. L’Africa, dalla sua decolonizzazione, sembra non aver fatto nessun passo avanti, mentre noi corriamo così veloci (verso cosa?).

  1. Se si potesse, cosa fareste in più per cambiare la vita di quelle persone?

Mah, direi che più che cambiare si dovrebbe dar loro strumenti per riflettere su quanto hanno e su quanto potrebbero sfruttare le loro risorse invece di pensare a venire qui da noi a fare una vita infelice senza affetti e solidarietà, lontani dalle loro culture. Sono affascinati da quello che abbiamo (soprattutto la tecnologiA) e vogliono imitarci pensando che sia quella la strada per la felicità. Loro hanno molto di più ma non lo sanno……

  1. Avvicinandoci al finale di questa intervista, se qualcuno volesse partecipare ai progetti, cosa dovrebbe fare ?

Noi, come associazione, abbiamo un sito (www.spsvda.org) dove si possono vedere tutti i progetti realizzati dal 1985. Si possono donare fondi di ogni entità per collaborare finanziariamente ai progetti oppure partecipare con donazioni e raccolte di libri e materiale scolastico che cercheremo di inviare a Ouidah. Inoltre vorremmo anche far operare un ragazzo con un handicap ad una gamba e aprire un atelier di sartoria per una ragazza che sta finendo il corso di cucito (è bravissima!).

  1. Il tuo consiglio per i futuri volontari?

Prima di tutto cercare di avvicinarsi alle culture diverse dalla nostra con atteggiamento umile e bolgia di conoscere e capire. Apprezzare le differenze senza la solita superiorità “da bianco” e, se vogliono fare un’esperienza di volontariato, mettersi in contatto con con noi per un prossimo viaggio in Benin!

Grazie Raluca, per la bella occasione che mi hai dato: fa sempre piacere parlare e diffonder cultura. Un saluto a tutti i lettori!